Tra nostalgia e speranza, la Vecchia Signora valuta un ritorno alle origini con Del Piero. Ecco cosa è successo e che ruolo avrebbe il grande numero 10
C’è un’aria strana che aleggia sopra Torino ultimamente, un misto di nostalgia e speranza. La Juventus sta vivendo un momento di riflessione profonda, quasi come quando, dopo una lunga notte insonne, ti siedi con il caffè in mano e ti chiedi: “E adesso?”.
Le recenti sconfitte contro l’Atalanta e la Fiorentina hanno lasciato il segno, anche se poi dopo è arrivato Tudor e almeno uno striminzito 1-0 con il Genoa lo si è portato a casa. Non solo per il risultato in sé, ma per l’assenza di quella grinta che ha sempre contraddistinto la Vecchia Signora. È come se la squadra avesse perso il filo del discorso, smarrendo quell’identità che la rendeva temibile agli occhi degli avversari.
In questo contesto, le dichiarazioni di Alessandro Del Piero hanno risuonato come un campanello d’allarme. Quando una bandiera del calibro di Del Piero parla di mancanza di reazione e di prestazioni inaccettabili, è impossibile non drizzare le antenne. Le sue parole non sono cadute nel vuoto; al contrario, hanno acceso dibattiti e riflessioni all’interno e all’esterno della società.
Si mormora che John Elkann stia considerando l’idea di riportare in casa figure emblematiche come Del Piero. Secondo quanto riporta Controcalcio.com, un contatto informale tra John Elkann e l’ex capitano c’è già stato, anche se nulla è stato confermato ufficialmente e anzi probabilmente sarà smentito. Ma l’idea di avere Del Piero in un ruolo dirigenziale scalda il cuore dei tifosi, che vedono in lui non solo un simbolo del passato, ma una possibile guida per il futuro.
E allora ecco che si riaffaccia una suggestione potente, che circola sottovoce ma che infiamma i cuori: Del Piero di nuovo alla Juventus, ma in giacca e cravatta. Non come uomo immagine, messo lì per fare da copertina — cosa che già oggi potrebbe fare a occhi chiusi — ma con un ruolo vero, operativo.
C’è addirittura chi sogna per lui la carica di presidente, quella che fu per decenni del mitico Giampiero Boniperti, di cui Alex è sempre stato considerato l’erede naturale. Un passaggio del testimone che avrebbe un senso quasi poetico, se non fosse che a Torino, poesia e risultati vanno di pari passo solo se il secondo arriva prima.
Ma non si parla solo di Del Piero. Nelle riflessioni di casa Agnelli-Elkann, torna forte anche il nome di Giorgio Chiellini, che potrebbe diventare il direttore generale. Ma Giorgio, da calciatore, aveva la testa da dirigente già quando marcava a uomo Cristiano Ronaldo. Nel suo caso però c’è qualcosa più di una voce: il suo ritorno attivo nei quadri societari è già sul tavolo, e magari potrebbe essere al fianco proprio di Del Piero in un “dream team” tutto juventino.
Tutto questo, però, ridisegna — e non poco — la posizione di Cristiano Giuntoli. Arrivato per costruire un nuovo corso, ha dovuto fare i conti con una rosa poco brillante e un ambiente sempre più distante. E oggi, con l’ipotesi Del Piero in rampa di lancio, la sua figura rischia di essere messa in discussione non solo sul piano tecnico, ma anche su quello simbolico. Perché un dirigente come Alex, che porta carisma, storia e un’idea chiara di Juventus, inevitabilmente ridimensiona tutto il resto.
E allora sì, forse è arrivato il momento di guardarsi indietro per poter guardare avanti. Di tornare a scegliere uomini che abbiano tatuato il bianconero dentro, come è stato con Igor Tudor che l’ha già dimostrato appena arrivato. Non per fare i monumenti, ma per costruire di nuovo. E stavolta, con più cuore che algoritmo.
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