Mentre la stagione entra nel vivo, l’Inter pensa già al futuro: tra ambizioni globali e bilanci da sistemare, qualcuno potrebbe partire
Succede sempre così, quando si arriva a primavera. Le giornate si allungano, le gambe si appesantiscono, e le voci — quelle sì — iniziano a correre più veloci dei giocatori. E in casa Inter, quest’anno, il rumore di fondo si fa sentire più forte del solito.
Sì, perché la stagione è tutt’altro che finita, e l’aria che tira è quella delle grandi occasioni. C’è una Serie A da chiudere con stile, una Champions da onorare fino all’ultima goccia e, come se non bastasse, il club sta già tracciando la rotta per un’avventura che nessuno ha mai affrontato davvero: il nuovo Mondiale per Club. Insomma, il calendario è fitto, le ambizioni pure.
Però, mentre la squadra tiene la testa sul campo, in dirigenza qualcuno comincia a spostare lo sguardo un passo più avanti. Perché la stagione che verrà, anche se ancora non si vede, va preparata adesso.
Non è un mistero per nessuno: l’Inter è una delle squadre più “navigate” d’Europa. Tradotto: l’età media è alta e prima o poi si dovrà cambiare qualcosa. Il ringiovanimento della rosa non è più un optional, è una necessità. E non solo per motivi atletici o di calendario, ma anche per quelli – meno affascinanti, ma molto più determinanti – legati al bilancio.
Ecco perché Simone Inzaghi, nel suo prossimo rinnovo, non chiederà solo penne blu e carta intestata. Pretenderà garanzie, dopo una stagione in cui, tra infortuni e soluzioni creative, ha fatto i salti mortali per tenere la barra dritta. Il messaggio è chiaro: si può continuare a vincere, ma serve una rosa più lunga, più giovane e più coperta.
Qui le cose iniziano a complicarsi. Perché per comprare, a volte, bisogna anche saper vendere. E all’Inter, vendere significa toccare nomi grossi. Gente che vale, in senso tecnico ed economico. Parliamo di valutazioni da 60, 70 milioni, mica bruscolini. E parliamo di giocatori che, per una cifra simile, qualche proposta dalla Premier (o simili) se la vedrebbero recapitare anche domani mattina.
I nomi? Tranquilli, arrivano. Ma prima, una premessa: non è detto che l’Inter debba vendere per forza. Ma se l’obiettivo è costruire una squadra ancora più forte e versatile, qualche sacrificio potrebbe diventare utile, se non necessario.
E allora eccoli, i papabili. C’è chi giura che Alessandro Bastoni, per esempio, sia uno di quelli su cui si potrebbe ragionare: giovane, forte, con mercato. Oppure Federico Dimarco, simbolo di milanesità e talento, ma anche pedina preziosa se il club decidesse di monetizzare. E poi c’è Nicolò Barella, che non ha bisogno di presentazioni e che già in passato aveva acceso i radar d’Oltremanica. Tutti più o meno sullo stesso livello: sessanta, settanta milioni, e se ne può parlare. Ma non è finita qui.
Occhio anche a Marcus Thuram, che ha fatto innamorare l’ambiente con le sue giocate e il suo modo di stare in campo. L’Inter lo ha preso a parametro zero, ma lo ha blindato con una clausola rescissoria da 65 milioni di euro. Se da fuori qualcuno si facesse avanti, lui avrebbe tutto il diritto di ascoltare. E a quelle cifre, la tentazione potrebbe diventare concreta.
E poi c’è Lautaro Martínez, che meriterebbe un capitolo a parte. Capitano, goleador, uomo ovunque. La sua valutazione va ben oltre le cifre di cui sopra: si parla di 90 milioni, forse anche di più. Ma venderlo sarebbe come togliere il motore a una macchina da corsa: sì, si può fare. Ma poi bisogna averne uno nuovo, e buono.
Il resto della rosa? Ci sono anche Dumfries, Frattesi, Calhanoglu, ma lì le cifre sono più leggere: 30-40 milioni, a seconda del giorno e del compratore. Più abbordabili, ma meno risolutive se si cerca il grande salto. Da questi tanti nomi uscirà il “finanziamento” per il prossimo mercato dell’Inter. Che serva una cifra più importante o che si possa proseguire anche senza grossi sacrifici, questo lo diranno le esigenze di rinnovamento e le disponibilità economiche dell’Inter.
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