Calcio da sosta, calcio da Nazionali: Enrico Camelio questa settimana mette nel mirino due protagonisti in negativo dell’Italia e un altro che non sta tranquillo neppure nella sosta. Ecco i flop della settimana!
Anche i grandi sbagliano. Alcuni con più stile, altri con più rumore.
C’è una categoria di flop che fa più rumore di altri: quelli dei grandi nomi. Perché quando a sbagliare non è il giovane alle prime armi o l’allenatore di provincia sotto stress, ma dirigenti, commissari tecnici e portieri da copertina… allora sì che si fa interessante. La Flop Parade di questa settimana è dedicata a chi, pur con curriculum stellari, ha fatto registrare prestazioni o decisioni che lasciano più di un dubbio.
E mentre gli alibi iniziano a vacillare, Enrico Camelio tira fuori la penna e mette in riga i tre protagonisti di questo giro. Pronti? Via.
Con Gianluigi Donnarumma ci si divide sempre: c’è chi lo difende a spada tratta, esaltando le parate impossibili, e chi non ne può più delle sue uscite a vuoto e disattenzioni. La verità? Probabilmente sta nel mezzo, ma questa settimana pendiamo verso il secondo fronte dopo averlo esaltato al termine degli ottavi di Champions.
Gigio alterna interventi strepitosi a errori da oratorio, come quello – imbarazzante – sul calcio d’angolo della Germania. E la cosa buffa è che su YouTube, tra le compilation delle sue parate, iniziano a spopolare i video dei suoi svarioni. E quando il web inizia a divertirsi alle tue spalle, non è mai un bel segnale.
La sensazione è che manchi concentrazione. O forse troppa pressione? Di certo, chi indossa i guanti al PSG e porta la fascia in Nazionale, non può permettersi leggerezze così frequenti, altrimenti quel famoso rinnovo con i parigini si allontana sempre di più. La papera può capitare, ma qui siamo ben oltre il limite di tolleranza.
Luciano Spalletti è un maestro del campo. Ma il problema è proprio lì: ha bisogno di stare in campo tutti i giorni, vedere i suoi, correggere, plasmare. Il suo calcio è laboratorio, è costruzione quotidiana. E la Nazionale, purtroppo, non lo è.
Nei raduni azzurri manca il tempo, manca la continuità. E Spalletti, privo del suo habitat naturale, diventa prevedibile, scolastico, a tratti spaesato, tanto che poi c’è anche qualcuno che pensa di prendersi gioco di lui, facendolo pure arrabbiare parecchio! Il paragone potrà sembrare eccessivo, ma se giudichiamo solo i risultati recenti… viene in mente Walter Mazzarri, con le sue teorie astrali e le giustificazioni meteo.
La realtà è che l’Italia non ha ancora una vera identità. E ora c’è l’incubo Mondiale: il rischio di arrivare con le idee confuse è più reale che mai.
Alla Juventus stanno lavorando per costruire una squadra giovane e sostenibile. Nulla da dire sull’intento. Ma quando si cominciano a regalare talenti e a investire su chi poi non incide, qualche domanda bisogna farsela. E il direttore sportivo Giuntoli è il primo a dover rispondere.
Due nomi su tutti: Dean Huijsen, spedito via con troppa leggerezza, oggi valutato oltre 60 milioni di euro, e Matías Soulé, non ancora protagonista assoluto a Roma ma di certo più di quanto Nico González lo sia a Torino. Possibile che si preferisca puntare su un esterno che alla Fiorentina ha fatto fatica, lasciando andare un giovane che poteva accendere la fantasia bianconera?
Forse serviva un po’ più di coraggio. O forse semplicemente bastava non complicarsi la vita da soli.
Flop Parade chiude (per ora), ma tiene d’occhio tutti. Questa settimana la rubrica ha bussato alle porte di tre nomi grossi. Segno che, nel calcio, nessuno è intoccabile. Si può sbagliare una decisione, una convocazione, un’uscita a vuoto: il problema è quando lo si fa troppo spesso. Giuntoli, Spalletti e Donnarumma sono finiti nella Flop Parade. Ma la stagione è lunga e il riscatto è sempre dietro l’angolo… o almeno così c’è da sperare!
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