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Serie A

Pallone d’Oro, crisi Italia: solo 15 giocatori in classifica negli ultimi 14 anni

Scritto da
Valerio Moggia

Il Pallone d’Oro si avvicina, e quest’anno in classifica ci sarà un solo italiano su 30 candidati: l’immagine di una crisi che conosciamo da tempo.

C’è un solo italiano nella lista dei candidati al Pallone d’Oro, e purtroppo il problema non finisce qui. Se da un lato è vero che l’Italia non ha partecipato ai Mondiali, dall’altro va tenuto presente che abbiamo avuto tre finaliste europee su sei. Guardando il quadro più ampio, è significativo che solo Nicolò Barella sia l’unico azzurro nella classifica, specchio di una crisi di cui da tempo si parla e che, purtroppo, non è limitata unicamente a quest’ultima stagione.

Barella è l’unico italiano tra i candidati al Pallone d’Oro 2023. (Ansa Foto) SerieAnews.com

Come segnalato dall’analista Antonio Gagliardi, negli ultimi 14 anni solo 15 giocatori azzurri sono comparsi nella classifica del Pallone d’Oro. Il confronto con gli altri paesi europei è impietoso: siamo dietro ovviamente alla Spagna (52), alla Francia (44) e alla Germania (35), ma anche a Portogallo (27), Inghilterra (24), Belgio (19) e Olanda (17). Sono numeri che raccontano molto bene la crisi di talenti del nostro calcio, forse più ancora dei deludenti risultati della nazionale.

Altri dati per capire meglio la situazione: nelle ultime dieci edizioni del Pallone d’Oro, solo quattro italiani hanno concluso nella Top 10, e solo uno nella Top 3. SI tratta di Jorginho e Donnarumma nel 2021, Buffon nel 2017 e nel 2016, e Pirlo nel 2013 e nel 2012. Due soli giocatori di movimenti, entrambi registi. Due su quattro sono comparsi nella classifica quando avevano ormai abbondantemente superato i 30 anni. Gli ultimi due, infine, coincidono con la conquista dell’Europeo, che dà l’idea di quanto le prestazioni in nazionale siano fondamentali per l’affermazione dei giocatori italiani, rispetto ai club.

La crisi degli italiani nella classifica del Pallone d’Oro è uno specchio del nostro calcio

Capire le ragioni di questa crisi non è semplice, ma è evidente come questa vada di pari passo con la scomparsa di un ruolo fondamentale come quello degli attaccanti. Che oggi l’Italia abbia il problema del centravanti è noto (ma vale anche per altre grandi selezioni di tutto il mondo), ma la verità è che mancano anche ali e trequartisti di livello internazionale. Un po’ per sfortuna, come è successo a Chiesa con l’infortunio, e un po’ per ragioni più variegate, come è accaduto a Zaniolo, i nostri principali talenti non sono riusciti a confermarsi ai massimi livelli.

Il recupero di Zaniolo sarà uno dei temi su cui dovrà lavorare Spalletti. (Ansa Foto) SerieAnews.com

Questo ha a che fare senza dubbio con la gestione del talento da parte dei club e di certi allenatori, e probabilmente affonda le radici già nei settori giovanili. I casi di potenziali campioni italiani che non hanno saputo mantenere le promesse sono abbastanza da riempire un’enciclopedia: Bernardeschi, Insigne, Castrovilli, Balotelli, Kean, Berardi, eccetera. Situazione e carriere differenti accomunate da eccellenti prospettive a livello giovanile che, per motivi diversi, non si sono realizzate.

Accanto alle fondamentali questioni tattiche che da tempo attanagliano il dibattito calcistico in Italia, andrebbe probabilmente rimesso in discussione un modello di crescita ed educazione dei giocatori. I mancati fenomeni non sono una novità nel calcio, ma la quantità di talento sprecato in Italia in così pochi anni dovrebbe imporre una riflessione sui settori giovanili. Non solo dal punto di vista dello sviluppo tecnico, ma anche della gestione del proprio potenziale, sia dal punto di vista dei giocatori che, ovviamente, da quello degli allenatori.

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